Immaginazione Civica

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Spazi di cittadinanza, educazione, cultura: costruire la città policentrica:

Lo scorso 25 febbraio i gruppi di lavoro per la definizione del programma di Coalizione Civica per Padova, hanno incontrato Eleonora Artesio, già assessora comunale e regionale alla Sanità, attualmente consigliera per “Torino in comune – La Sinistra” e referente del Comitato per i Diritti Umani Regione Piemonte, guida nella giunta Castellani del progetto periferie, da cui sono nate le Case del quartiere di Torino. L’esperienza delle case di quartiere è stata l’occasione per un confronto sul tema della partecipazione nella costruzione spazi e percorsi per la cultura, l’educazione permanente e la cittadinanza attiva e delle professionalità coinvolte nella costruzione della città policentrica.

Le Case del Quartiere: casa di tutti, sede di nessuno

Oggi le case di quartiere di Torino sono otto, per le nove circoscrizioni della città, con 400 mila passaggi l’anno, e hanno costituito la RETE DELLE CASE DEL QUARTIERE DI TORINO, che fa parte della Rete nazionale per la Prossimità.

L’esperienza nasce alla fine degli anni ‘90 nell’ambito delle politiche di RIGENERAZIONE URBANA, con l’obiettivo di elevare alla qualità dell’abitare e insieme rinsaldare il rapporto tra amministrazione e territori, mediante il coinvolgimento diretto degli abitanti e l’attivazione di relazioni sociali.

Per coinvolgere i residenti, i primi interlocutori sono state le organizzazioni intermedie degli abitanti, (responsabili del condominio, parroci, referenti sportelli sindacali etc), per il finanziamento all’inizio sono stati impiegati i fondi residui per le politiche abitative, vincolati quindi alla riqualificazione abitativa, poi bandi europei.

Ogni casa ha storia a sé: sono nate con partenze differenti, percorsi e nature diverse, ma tutte da edifici pubblici, qualcuna mescolando le funzioni originali con le nuove attuali.

La gestione non è in capo al Comune, ma terza, tramite associazioni di II livello come fondazioni di comunità, cooperative, cooperative di promozione sociale. La PROGRAMMAZIONE ANNUALE DI BILANCIO è fatta dall’organizzazione di II livello che gestisce la casa.

Il Manifesto delle Case del quartiere di Torino

Il comune non investe risorse, ma ha investito “animatori culturali”, che non propongono cosa fare, ma garantiscono che tutti possano fare, sorvegliando soprattutto sulle appropriazioni indebite dello spazio); la professione della “cura delle relazioni” è stata necessaria inizialmente per costruire il gruppo comunale nella fase progettazione.

Inizialmente i sottogruppi di professionisti, operativi localmente per avviare la progettazione partecipata, hanno dato vita ai TAVOLI SOCIALI: ai referenti comunali si sono aggiunti parroco, preside, rappresentante di condominio etc. Nella richiesta di finanziamenti europei per il progetto, il presentatore era tutto il tavolo sociale.

Le case di quartiere applicano il REGOLAMENTO DEI BENI COMUNI (redatto con la consulenza del prof. Mattei) sull’utilizzo di beni di cittadini autorganizzati: attraverso un PATTO DI COLLABORAZIONE se ne assumono la responsabilità per uso pubblico, mentre l’amministrazione garantisce la semplificazione delle procedure amministrative e un supporto tecnico, materiale e professionale, ma SENZA TRASFERIMENTO DI RISORSE.

 

Le case mirano all’autosostenibilità sul piano economico: dal 50% al 70% della copertura si ottiene con servizi di caffetteria o ristorazione (che rispettano i valori di sostenibilità, stili alimentari e di consumo) e con le quote affitto dello spazio per attività che richiedono agli utenti un costo di partecipazione (es corso di fotografia, per le attività gratuite per i cittadini invece non si chiede alcun affitto), il resto con finanziamenti da fondazioni bancarie, che tuttavia sono arrivate dopo, contribuiscono in quota parte, quindi sono equilibrati dai soggetti nel territorio.

All’inizio le case di sono caratterizzate per negazione: non sede di qualcuno ma casa aperta a tutti, non articolazione di governance locale, non gestite con un calendario fisso e predeterminato: ospitano attività culturali, spazi “pre-istituzionali” per accompagnare le persone verso le istituzioni (orientamento ai servizi decentrati, punto informale di informazione per poi indirizzare o accompagnare al centro per l’impiego, al servizio sociale etc, anche per comunicare al servizio istituzionale cosa non funziona della sua comunicazione); punti distribuzione per i GAS gruppi di acquisto solidale, attività per la tutela della salute (campagne informative, gruppi di cammino, incontri organizzati da consultori). Sono anche luogo di elaborazione politica, ad esempio nella casa quartiere Mirafiori è nata la lista civica La Piazza.

L’utilizzo è cambiato via via ridefinendosi in modo spontaneo, sulla base delle domande dei cittadini, senza passaggi istituzionali, senza una condizione preliminare imposta e gestita da un comitato, bensì in un clima comune. Gli spazi interni contengono beni inventariabili, della casa, e altri beni portati e lasciati (es. volontariato dei genitori).

 

E’ un’esperienza che necessita di una continua elaborazione culturale: lo scorso anno a maggio seminario organizzato dal Gruppo Abele, con confronto con altre esperienze. Dal confronto è nato il MANIFESTO DELLE CASE DI QUARTIERE

http://www.casedelquartieretorino.org

 

 

Le case di quartiere invece sono anche luoghi naturalmente interculturali, dove la consapevolezza della disuguaglianze è più forte.

 

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