Sulle Politiche di Accoglienza a Padova

Sulle Politiche di Accoglienza a Padova

Mai più situazioni come la Prandina, con un gran numero di persone private di una reale possibilità di integrazione, e fuori dal controllo del Comune. Si a pratiche di accoglienza diffusa in un quadro di welfare pubblico.

Non scriveremo, a differenza di altri, che bloccheremo l’immigrazione. Un sindaco non può farlo. Un sindaco può però scegliere gli strumenti reali di possibile gestione democratica del fenomeno.

L’accoglienza dei richiedenti asilo deve diventare una parte necessaria ed integrante del welfare pubblico. E’ un presidio minimo di civiltà, e può diventare un motore di crescita e di sviluppo; in termini diretti con la gestione pubblica delle risorse economiche, ed in termini indiretti, per le potenzialità di generare nuova economia, relazionale e cooperativa, e nuova società, aperta ed inclusiva.

Per tutte le accoglienze presenti sul territorio, il Comune mette in campo azioni di ascolto, condivisione e confronto con gli abitanti per verificare la situazione, i percorsi in atto ed attiva mediazione condominiale e territoriale.

 

NON E’ UN’EMERGENZA

 Vogliamo superare l’approccio emergenziale, quello dei mega-campi disumani, inutili e conflittuali, dannoso per tutti coloro che lo subiscono – richiedenti asilo in primis, cittadini in generale-  e riportare la centralità delle decisioni e del coordinamento al Comune, superando la necessità delle dinamiche coattive della Prefetture.

  • Aderiremo al prossimo bando SPRAR. SPRAR (Servizio di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) è il nome di una delle possibilità di accoglienza in Italia per richiedenti asilo. E’ coordinata a livello nazionale, ma si basa sulla libera ed autonoma adesione dei Comuni. Aderiscono oltre 1000 comuni italiani. I richiedenti asilo sono ospitati in strutture piccole all’interno del tessuto sociale delle città e dei paesi. In questo modo nel 2016 i progetti SPRAR hanno accolto più di 26.000 richiedenti asilo e rifugiati, dando loro gli strumenti per integrarsi nella comunità anziché essere confinati in zone d’ombra e dando lavoro a quasi 2000 operatori psico-sociali, mediatori culturali e assistenti legali. I progetti SPRAR mantengono la responsabilità a livello di un ente elettivo, sottoposto al controllo democratico, e non alle Prefetture; permettono programmazione e monitoraggio (sia locale che nazionale)
  • In conseguenza dell’adesione ai bandi SPRAR,, il Comune otterrà una graduale dismissione dei posti previsti in ambito di accoglienza emergenziale (CAS), fino alla chiusura sul territorio cittadino.
  • Nel frattempo, il Comune promuove in Prefettura un tavolo di monitoraggio e coordinamento vincolante nei confronti delle Cooperative che gestiscono accoglienza in emergenza. Il tavolo si occupa anche di coordinare uno screening delle competenze degli ospiti delle accoglienze, e di promuovere un’inchiesta sull’impatto economico territoriale delle accoglienze.
  • Di concerto con la Provincia, il Comune si farà promotore di un tavolo di concertazione e cogestione del fenomeno con gli altri Comuni della provincia. Queste azioni hanno senso solo su scala sovracomunale, e più attori che la praticano significa minor impatto sul territorio e sulle persone.

 

UN PROGETTO INTEGRATO E SOSTENIBILE

 Vogliamo costruire un progetto di lungo periodo, a regia comunale, sostenibile e non assistenziale, nel quale l’accoglienza sia una degli elementi ma che si allarghi alle politiche dei servizi, della casa, a politiche per anziani e disabili in genere compresi i disabili mentali ed a percorsi di creatività, di inclusione sociale e di restituzione di cittadinanza.

  • Le accoglienze si devono integrare con il resto del welfare pubblico. I Servizi Sociali accompagnano l’uscita dalle accoglienze SPRAR; i fondi SPRAR cofinanziano i Servizi Sociali. (per esempio, nei percorsi di co-housing [link a programma cittadinanza]  gli affitti, la formazione, e parte del lavoro degli operatori sono coperti da SPRAR)
  • La vera partita dell’integrazione si gioca nel periodo successivo alla prima accoglienza; il Comune favorirà tutte le pratiche di imprenditorialità sociale in grado di autosostenersi che possano dare sostanza a percorsi di integrazione reale.
  • Il Comune affronterà la sempre più grave questione della tratta, replicando il progetto del Comune di Venezia, con programmi di emersione, assistenza ed integrazione sociale a favore di vittime di tratta e grave sfruttamento.

 

DAL TERRITORIO AL PAESE

Il Comune farà pressione politica in tutte le sedi (ANCI, Parlamento, Prefettura e Questura) per portare la voce del territorio in sede di elaborazione delle leggi e dei regolamenti sulle migrazioni.

 

 

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