Politiche di cittadinanza

Un patto di convivenza per tutti

Creiamo tutti insieme una città aperta alle differenze

Promuovere in ogni quartiere buone pratiche di cittadinanza in una prospettiva interculturale, inclusiva, condivisa e rispettosa di tutti

Vogliamo costruire un modo di vivere capace di superare le barriere di relazione  dovute  a ogni tipo di differenza – di età, di genere, di provenienza, di religione, di reddito, di cultura – e facilitare il rispetto e la condivisione, impegnandoci a creare fiducia, piacere della prossimità e senso di sicurezza nel luogo in cui viviamo.

Proposta pratica

Padova, oltre ad avere una popolazione anziana numerosa e una popolazione studentesca importante, ha una popolazione di origine straniera rilevante (circa il 15% dei 216.000 residenti) che contribuisce attivamente alla vita socio-economica della città.  Padova viene percepita da molti come una città insicura; per far diminuire il senso di insicurezza basato sulla non conoscenza e sulla paura dell’altro, la strada percorribile è quella di intessere relazioni che vertono su un patto di convivenza accettato da tutte le parti. Le politiche di cittadinanza hanno principalmente l’obiettivo di vivere meglio insieme, con pieno diritto di contribuire, di partecipare e di essere riconosciuti come cittadini. Per realizzarlo concretamente si metteranno in atto le seguenti proposte:

  • aprire fuori dal centro cittadino tre case di quartiere []: centri polifunzionali, contenitori di molteplici progettualità dove le persone possono incontrarsi, ricevere dei servizi e organizzare attività.
  • creare esperienze di co-housing “di scambio” fra persone in situazioni di fragilità (anzianità, disabilità fisica o psichica) e persone con bisogno abitativo e esperienze di co-housing “di collaborazione” fra studenti e richiedenti asilo, reperendo immobili del patrimonio ERP a canoni agevolati. []
  • aprire un centro interculturale, spazio di incontro e di  socializzazione aperto a tutti al fine di creare dialogo e coesione sociale, di ospitare laboratori creativi ed eventi artistici e di offrire opportunità di formazione interculturale e di contrasto agli stereotipi e ai pregiudizi
  • riaprire lo sportello CISI, uno sportello unico per le pratiche che riguardano l’immigrazione con un duplice scopo di garantire il mantenimento della condizione di immigrati regolari per chi ne ha diritto  e di liberare risorse di personale di pubblica sicurezza da destinare al contrasto della criminalità e della corruzione
  • immaginare e proporre forme innovative di rappresentanza istituzionale dei cittadini stranieri, a partire dall’esperienza dell’ex Commissione stranieri, cancellata dall’ultima Amministrazione, individuando gli strumenti per renderne l’azione più concreta ed incisiva.
  • ripristinare le figure dei mediatori che assumeranno ruoli diversi a seconda dell’ambito a cui verranno assegnati: linguistico-culturale nelle scuole per facilitare i bambini, i genitori e gli insegnanti coinvolti nel progetto formativo; medico-infermieristico per garantire una migliore fruizione dei servizi sanitari; di strada per segnalare problemi e criticità; di quartiere per favorire la partecipazione attiva alla vita del rione.
  • creare uno specifico settore comunale preposto alle politiche di cittadinanza
  • aprire ambulatori dove possano essere curate anche le persone fuori dalla vigente regolarizzazione
  • riqualificare gli spazi verdi e residuali di ogni rione per garantirne un uso collettivo, rendendoli così luoghi di socialità sottratti al  vero degrado urbano
  • far partire campagne di lotta al razzismo e alla discriminazione
  • mettere in atto azioni volte all’empowerment femminile, soprattutto di origine straniera, in quanto sono i soggetti maggiormente colpiti dall’emarginazione sociale

Politiche di cittadinanza

La presenza di persone di origine straniera residenti a Padova è molto ampia: si tratta di più di 33.000 persone su 210.000 abitanti. Almeno altri 1500 sono presenti sul territorio, pur non avendo la residenza.

E’ più del 15% della popolazione, in gran parte in città da anni. E che in grande maggioranza, non hanno accesso al voto e quindi alla possibilità di essere rappresentati ( L’Italia è l’unico grande paese europeo assieme alla Grecia a non prevedere il diritto di voto amministrativo per gli stranieri lungo soggiornanti.). Non si tratta più semplicemente di migrazioni – che continuano ad avvenire, e di cui continuare a discutere – ma di una quota di popolazione fondamentale alla vita economica e civile di Padova, assieme ai quali e per i quali costruire politiche di cittadinanza.

Abbiamo sviluppato questo tema in collegamento con molti degli altri gruppi- dato che in ultima analisi sono politiche del lavoro, della scuola, della cultura, della casa, eccetera con l’ottica di allargare il più possibile i diritti reali di cittadinanza a chi cittadino, in senso giuridico, non è.

Tre sottoambiti di lavoro:

  • Politiche per le fasce deboli
  • Politiche di cittadinanza propriamente dette;
  • Azioni di formazione ed informazione

Politiche per le fasce deboli

Il tema si sovrappone al terreno di lavoro del gruppo Sociale; le abbiamo trattate sotto il profilo della presenza sul territorio comunale di persone che alla marginalità sociale subiscono uno status di irregolarità giuridica.

  • Politiche scolastiche

Il Comune agisce affinché l’iscrizione dei figli a scuola sia sganciata dallo status dei genitori. Il tema è previsto nella Legge Regionale, ma necessità di uno sforzo di applicazione, per esempio garantendo l’automatismo del passaggio da un ciclo di studi all’altro: ora capita che se un bambino passa dalle elementari alle medie, la scuola chieda nuovamente il permesso di soggiorno dei genitori.

  • Politiche per la casa.

Oltre ai temi già trattati nel gruppo Sociale, a cui si rimanda, si propone il ripristino degli affitti con mediazione e garanzia comunale, con costi calmierati per il conduttore e sconto ICI per il locatario, e contributo comunale in caso di pagamento parziale.

  • Percorsi di reinserimento sociale per gli ex carcerati di origine straniera

Tavoli di mediazione per accompagnare il reinserimento lavorativo di ex carcerati.

Bandi ad hoc (non riservato alla categoria di lavoratore, ma alla categoria di progetto)

  • Assistenza sanitaria (con gruppo Sanità)

Ambulatorio per persone in condizione di irregolarità (e non solo), in cui sia chiara una *garanzia* informale di non essere perseguiti. Sul modello dell’ambulatorio di via Duprè a PD in cui gli spazi sono contributo comunale), ambulatorio dedicato, con mediatori come parte integrante dello staff.  Coinvolgimento di ASL e di volontari ed associazioni.

Buona pratica: “Servizio accoglienza cittadini extracomunitari”, ASP Palermo. (Si chiama proprio così, anche se programmaticamente rivolto a non cittadini). Quattro mediatori (turni a rotazione), assistente sociale, quattro medici specialistici. Importante la presenza di una ginecologa. Visite ed orientamento al resto dei servizi del SSN. Promozione di un gruppo ad hoc di assistenza psichiatrica – con competenze in etnopsichiatria- a partire dai tre servizi presenti (gruppo Sanità).

Un primo luogo possibile potrebbe essere l’ex sede della polizia in via D’Avanzo, dietro la stazione; partire da quello (anche come strumento di centralizzazione servizi già esistenti) con prospettiva di aprirne anche altri.

  • Co-housing “di scambio” fra persone  fra persone in situazioni di fragilità (anzianità, disabilità fisica o psichica) e persone con bisogno abitativo. (Non necessariamente di origine straniera).
  1. Co-housing “di collaborazione” fra studenti e richiedenti asilo, reperendo immobili del patrimonio ERP a canoni agevolati.
  2. mettere in atto azioni volte all’empowerment femminile, soprattutto di origine straniera ma non solo, in quanto le donne sono i soggetti maggiormente colpiti dall’emarginazione sociale

Politiche di cittadinanza

  1. creare uno specifico settore comunale preposto alle politiche di cittadinanza
  • Aprire fuori dal centro cittadino tre case di quartiere

Sul modello già sperimentato da anni in molte città (ad es.Torino) intendiamo aprire centri polifunzionali, contenitori di molteplici progettualità dove le persone possono incontrarsi, ricevere dei servizi e organizzare attività

  • Ripristino della figura dei mediatori

E’ necessario e urgente ripristinare le figure dei mediatori che assumeranno ruoli diversi a seconda dell’ambito a cui verranno assegnati: linguistico-culturale nelle scuole per facilitare i bambini, i genitori e gli insegnanti coinvolti nel progetto formativo; medico-infermieristico per garantire una migliore fruizione dei servizi sanitari; di strada per segnalare problemi e criticità; di quartiere per favorire la partecipazione attiva alla vita del rione.

I mediatori sono assunti dal Comune, sono selezionati da una commissione di valutazione formata da Università, comune, cooperative, sulla base di criteri chiari, a partire da una profonda ed autentica conoscenza della lingua, ed adeguatamente formati. Viene istituito un registro del comune a disposizione di chi ne abbia bisogno, con possibilità di articolare l’offerta in base ai servizi richiesti. Questo elenco deve essere messi a disposizione di tutti coloro che operano in città come era stato fatto proficuamente in passato. Vengono individuati alcuni servizi in cui la presenza del mediatore è fissa (cfr. ambulatorio, punto 4).

SPRAR è un modo di co-finanziare la sostenibilità di figure di mediatori. La possibilità per un mediatore di lavorare dentro SPRAR e nella città potenzia le sue capacità di accompagnamento all’uscita dalle accoglienze.  

Mediatore linguistico-culturale di strada

Mediatori che lavorano in riferimento ad una zona specifica e sono riconoscibili e coordinati. Rispetto all’esperienza precedente già fatta in tale ambito, è importante prevedere anche lavoro serale/notturno. Non fanno solo raccolta e trasmissione di segnalazioni ma hanno strumenti concreti di mediazione e devono concretamente agire (altrimenti c’è il rischio, segnalato da un ex mediatore di strada presente all’incontro, di essere testimoni di problemi che non sono in grado di risolvere e di essere vissuti come spie).

  • Commissione stranieri e forme innovative di rappresentanza

Intendiamo immaginare e proporre forme innovative di rappresentanza istituzionale dei cittadini stranieri, a partire dall’esperienza dell’ex Commissione stranieri, cancellata dall’ultima Amministrazione, individuando gli strumenti per renderne l’azione più concreta ed incisiva. Ciò anche per dare giusta rappresentanza a chi, per ritardo italiano, non ha ancora diritto di voto. La Commissione non ha il solo mandato di parlare dei temi o dei problemi “da stranieri“. A partire dall’esperienza passata, è necessario comunicare chiaramente al corpo elettorale il ruolo ed i limiti d’azione degli eletti nonché Individuare con chiarezza forme concrete per dargli un ruolo ulteriore rispetto a quello consultivo (nel quadro del generale riassetto della città, cfr. gruppo partecipazione)

  1. Ripristinare la cerimonia di benvenuto dei nuovi arrivati in città (non solo di origine straniera) con la consegna della Costituzione e dello Statuto comunale.
  2. Riapertura dello Sportello CISI (Centro info servizi immigrati). Ovvero uno sportello unico per tutte le pratiche che riguardino l’immigrazione, coordinato con gli altri enti che si occupano della questione (Questura, Prefettura, ASL) con il duplice scopo di  garantire il mantenimento della condizione di immigrati regolari per chi ne ha diritto  e di liberare risorse di personale di pubblica sicurezza da destinare al contrasto della criminalità e della corruzione
  • Patto di convivenza

Stesura e stipula di “patti di convivenza”: elementi concreti – pattizi di incontro fra condomini/vicini di rione/quartiere/città intera. (Indipendentemente da origine nazionale e dalla barriera italiani/straniero), quindi a partire da una dimensione micro (dal condominio al rione al quartiere). Con lo scopo di superare barriere relazionali e recuperare la piacevolezza della convivenza e della prossimità, in direzione di un’idea di lealtà al posto in cui si vive; di rendere condivisa l’idea di convivenza, riconducendo l’idea ad un modello di città su cui si converge.

Concretamente, un percorso che parta dal lancio – formalizzato-  di assemblee di rione, di emersione e discussione dei conflitti/degrado e con una posta in gioco (ovvero una possibilità effettiva di agire: per esempio dei fondi da poter spendere).

Le assemblee devono avere dei luoghi fisici di riferimento. Le assemblee sono facilitate da *mediatori naturali* (chi su area di via o di rione ha già un ruolo riconosciuto di cerniera e di relazione; da individuare e motivare con in lavoro sul territorio), ed anche da mediatori interculturali assunti.

  1. Progetto GARANTI: strumento di garanzia dei comportamenti etici dell’amministrazione e per la tutela delle minoranze. Attivazione di un ufficio dei garanti (uno per ogni fascia debole).
  2. riqualificare gli spazi verdi e residuali di ogni rione per garantirne un uso collettivo, rendendoli così luoghi di socialità sottratti al  vero degrado urbano

Azioni di formazione ed informazione

Nessuna delle cose previste nel programma può funzionare senza un percorso accompagnatorio di eventi artistici, culturali, informativi anche al di fuori della modalità di soluzione amministrativa dei problemi, che siano momenti di  informazione e soprattutto di incontro, e che vedano autoctoni e stranieri protagonisti assieme nello spazio pubblico.

  1. Aprire un Centro Interculturale

Creare per la prima volta a Padova uno spazio di incontro e di  socializzazione, aperto ovviamente a tutti -italiani e stranieri- al fine di creare dialogo e coesione sociale, di ospitare laboratori creativi ed eventi artistici, di offrire opportunità di formazione interculturale e di contrasto agli stereotipi e ai pregiudizi

  • Stampa Locale

Il Comune, in collaborazione con l’associazione Carta di Roma, organizza un corso di aggiornamento per giornalisti sul protocollo deontologico per una informazione corretta sui temi dell’immigrazione (CNOG e FNSI, 2011)

  1. Proposta di un mezzo di informazione aperto e specifico di iniziativa comunale – non necessariamente offline – che dia spazio a racconti al di là di provenienza, come spazio di protagonismo migrante. In generale, aprire questo spazio di comunicazione e protagonismo in tutte le forme di comunicazioni che il comune già dissemina nel territorio (da Padovanet in giù)
  2. Proporre un percorso educativo ai temi dell’accoglienza e dell’intercultura rivolto alla cittadinanza ed alle scuole secondarie di primo e secondo grado (gruppo Welfare educativo)
  3. Lotta al razzismo e alla discriminazione Lancio e ricerca di un protocollo d’intesa con giuristi democratici ed ASGI per rendere effettiva la legge 25 giugno 1993, n.205 (azioni di odio, intolleranza, discriminazione), anche in accordo con lo sportello antirazzista già presente presso Caritas e presso Questura.