Per una cultura da coltivare

La cultura
è l’unico bene dell’umanità che,
diviso fra tutti,
anziché diminuire
diventa più grande.

(H.G. Gadamer)

La cultura è fatta di cose che ci scambiamo. Più è ampio e coinvolgente è lo scambio, meglio possiamo vivere la nostra città. Per questo immaginiamo una cultura partecipativa. La vogliamo articolare in una città policentrica: è nei quartieri in cui viviamo che dobbiamo poter trovare occasioni di fruizione ed espressione culturale per tutti. Immaginiamo una città attrattiva: ma perché il turismo funzioni, per primi i cittadini devono poter essere coinvolti nella gestione del patrimonio, e fieri di abitarlo. Vogliamo una città viva: intendiamo ri-definire il rapporto fra produzione culturale in Padova e importazione di prodotti culturali, spostando il punto di equilibrio verso i produttori locali.

In questo senso parliamo di una cultura da coltivare pazientemente sul lungo periodo.

Una cultura partecipativa in una città viva:  

L’Assessorato non rinuncia ad un ruolo d’indirizzo, ma lo reinterpreta come missione di ascolto, stimolo e coordinamento dell’immaginazione progettuale della cittadinanza

  • Apriremo una struttura per la partecipazione a bandi  europei, trasversale agli assessorati, attivando e coordinando la partecipazione in co-progettazione di associazioni ed individui.
  • Promuoveremo l’organizzazione di eventi di cultura immateriale, con lo snellimento dello pratiche burocratiche; la defiscalizzazione per eventi in aree degradate; la mappatura degli spazi pubblici inutilizzati, da restituire alla cittadinanza con bandi aperti e trasparenti.
  • Risponderemo al bisogno di sedi e spazi per il tessuto associativo locale, sulla base di un principio di responsabilità e reciprocità.

 

Una città policentrica:

ovvero una città che sappia spostare investimenti ed energie nei quartieri e nei rioni, luoghi dove è possibile affrontare la sfida della ricostruzione di relazioni di prossimità e la restituzione del piacere della cosa pubblica.

  • Attraverso la progettazione europea di riqualificazione urbana, apriremo  Case di Quartiere, sul modello torinese: luoghi aperti a tutti i cittadini, accessibili, accoglienti e generativi di incontri e di partecipazione attiva.
  • Realizzeremo un Regolamento dei Beni Comuni, un percorso capace di sostenere i cittadini o collettivi che vogliano prendersi cura  degli spazi pubblici della città, anche attraverso l’organizzazione di micro-eventi di comunità.

 

Una città attrattiva:

Padova è già dotata di una serie di musei e monumenti di portata nazionale, e può diventare un polo di attrazione più importante per il turismo culturale.

  • Stimoleremo l’attenzione verso l’imponente patrimonio diffuso anche attraverso l’individuazione di percorsi di lettura: metafore attrattive fruibili nel tessuto urbano e generative di eventi.

Metafore leggibili a livello urbanistico (segni di riconoscimento, come la pedonalizzazione di aree specifiche), comunicativo (segnaletica, depliant dedicati o applicazioni web e mobile) e di fruizione (card unica, rivolta in primo luogo ai residenti: una sorta di abbonamento annuale, che permetta l’accesso ai siti ma anche ad eventi culturali, non solo per il patrimonio civico ma auspicabilmente anche per luoghi della cultura di proprietà di altri soggetto (Università, Ministero, privati) ; comunicazione efficace e mirata del calendario di eventi)

I percorsi sono i seguenti:

    • L’isola dei musei: un’area molto compatta che comprende l’Arena, Cappella degli Scrovegni, Palazzo Zuckermann, il Museo Civico, Palazzo Cavalli e Palazzo Mantua Benavides
    • La città dipinta, urbs picta, per cui ottenere il riconoscimento UNESCO. Padova non è solo sede dello straordinario ciclo giottesco degli Scrovegni, ma è una città ricca di affreschi che si susseguono nei secoli fino ai tempi attuali, fino alle più recenti opere di  street art, da valorizzare con interventi di riqualificazione urbana ed un festival dedicato.
    • La città dei fiumi col Parco delle Mura e delle Acque: piena realizzazione del progetto del Parco delle Mura, che circonda il centro storico e valorizza anche il verde monumentale
    • La città dell’Università
    • Un percorso attraverso l’intera città, il Liston della Cultura
    • La Città archeologica
    • La Città medioevale
    • La Città dei palazzi moderni
  • Al fine di moltiplicare i percorsi di conoscenza attraverso la valorizzazione anche dei siti meno conosciuti, censiremo e coordineremo le proposte già in essere da parte di Associazioni culturali impegnate nel settore. Il coordinamento permetterà di mantenere la ricchezza di un’offerta diversificata e nello stesso tempo compatta.

La cultura
è l’unico bene dell’umanità che,
diviso fra tutti,
anziché diminuire
diventa più grande.

(H.G. Gadamer)


Indice
1. Le linee guida
2. Le proposte di metodo
3. I contenuti possibili: costruire sull’esistente
Idee da sviluppare

1. L’isola dei musei
2. Urbs picta
3. Parco delle mura (con il castello) e delle Acque
4. La città universitaria
5. Il liston della cultura

Per innovare

6. Un festival originale padovano? Sì, grazie
7. Una giusta declinazione del tema identitario: teatro in lingua veneta e teatro dell’arte
8. Diffusione dell’esperienza spettacolare dal vivo
9. Cultura cinematografica e visuale


Le linee guida

Le politiche culturali della città devono rispondere a poche ma solide e condivise linee guida che comportino un radicale ripensamento dell’Assessorato alla cultura e delle sue differenti funzioni, che rimanda a modifiche necessarie allo stesso impianto di governance della città.

Intendiamo promuovere una cultura partecipativa, sviluppata a partire da elementi identitari della storia remota e recente in  una città policentrica.

Intendiamo ri-definire il rapporto fra produzione culturale in Padova e importazione di prodotti culturali,  spostando il punto di equilibrio verso i produttori locali.

In questo senso parliamo di una cultura da coltivare pazientemente sul lungo periodo evitando l’illusione che la qualità corrisponda all’esposizione mediatica.

Intendiamo infine recuperare la capacità di fare rete,  che si è persa negli ultimi anni.

In particolare è necessario affrontare pragmaticamente il problema della competenze trasversali di differenti assessorati (istruzione/cultura, cultura/commercio etc.), e condividere una programmazione strategica, nell’arco dei cinque e dei dieci anni, con gli altri attori chiave nell’attività culturale della città (Università, Sovrintendenza, Teatro Stabile, Fondazione Cariparo) e con il ricco tessuto associativo

Una cultura partecipativa

Immaginare oggi l’organizzazione di un Assessorato alla Cultura significa innanzitutto essere consapevoli che, diversamente da quanto è prevalentemente avvenuto in passato, le politiche culturali dell’Amministrazione, per essere efficaci e inclusive, non possono essere delegate esclusivamente alle figure istituzionali ma devono ricercare modalità di interazione con i cittadini, secondo un principio di sussidiarietà che eviti le pastoie di inutili burocratizzazioni.

Questo processo può avvenire attraverso un ordinato coinvolgimento delle realtà associative esistenti nel territorio, non escludendo il contributo di cittadini singoli.

L’assessorato e le componenti elettive (ovvero la commissione cultura) non rinunciano ad un ruolo d’indirizzo, ma lo reinterpretano come missione di ascolto, stimolo, coordinamento e facilitazione dell’immaginazione progettuale della cittadinanza.

Una città policentrica

ovvero una città che sappia spostare investimenti ed energie nei quartieri e nei rioni, luoghi dove è possibile affrontare la sfida della ricostruzione di relazioni di prossimità e la restituzione del piacere della cosa pubblica.

In questa ottica si collocano anche il lavoro ed il ruolo del Gruppo Cultura della Coalizione Civica, che continuerà ad operare anche dopo la conclusione del percorso elettorale, all’interno della progettazione e realizzazione delle politiche culturali del Comune.


Le proposte di metodo

Organizzare una macchina amministrativa efficiente e trasparente che sappia dare un indirizzo culturale organico e di qualità, capace di attrarre pubblico a livello regionale, nazionale e internazionale.

L’Assessorato alle Politiche Culturali e all’Università sarà organizzato sulla base di risorse di personale consolidate e nuove che facciano leva su forze giovani e su risorse esperibili (servizio civile) per portare Padova ad essere un centro di riferimento per l’innovazione culturale capace di beneficiare dei flussi turistici già presenti in Regione, luogo vitale di produzione e promozione culturale su diversi livelli, a scala di quartiere e di città.

Impegnare l’Amministrazione alla realizzazione di una struttura finalizzata alla partecipazione a bandi nazionali ed europei, trasversale rispetto a differenti assessorati, in grado di costruire una strategia rispetto alle linee di tendenza dei finanziamenti da destinare ai progetti, con la collaborazione attiva del tessuto associativo e della cittadinanza.

Definire una politica culturale organica, innovativa nei vari ambiti (architettonico-monumentale, museale, musicale, teatrale, delle arti performative) affiancata da una strategia comunicativa che faccia leva sui nuovi media. A tal fine l’Assessorato cercherà il coinvolgimento di curatori, organizzatori di eventi, artisti e cittadini invitati a incontri periodici di indirizzo, verifica e supporto.

Valorizzare le realtà esistenti che vanno poste di fronte alla sfida della crescita qualitativa, garantendo in prima istanza la condizioni minime di funzionamento che sono spesso mancate nel corso delle ultime amministrazioni.

Avviare, un Ufficio Unico di Supporto all’Organizzazione Eventi culturali per per snellire le pratiche burocratiche che oggi sono un freno per l’organizzazione di eventi, e per defiscalizzare l’organizzazione di eventi o processi culturali in aree in stato di bisogno (non solo periferiche ma anche centrali) sulla base di progetti specifici.

Rispondere al bisogno di sedi e spazi per il tessuto associativo locale, sulla base di un principio di responsabilità e reciprocità (l’uso di uno spazio pubblico da parte di un’Associazione deve essere finalizzato ad un’attività monitorabile in favore del pubblico) e di un principio di efficacia (L’Amministrazione favorisce la reciprocità concedendo uno spazio laddove riconosca l’utilità di un’attività per la collettività)

A proposito di spazi, è di particolare importanza assegnare in priorità alla gestione dell’Assessorato alla cultura il Centro Altinate, valorizzare e recuperare a un pieno uso lo spazio dell’ex macello, definire la funzione degli spazi nel Castello carrarese, possibilmente attraverso un concorso di idee,  e definire un uso sostenibile dei Bastioni delle Mura nel rispetto del patrimonio monumentale.

Proseguire la mappatura di spazi sfitti di proprietà comunale da rimettere in funzione assegnandoli su bando e per tempi certi a iniziative e micro-imprese culturali sostenibili, attivando, per regolare l’intervento e la cura dei cittadini su beni pubblici, un “Regolamento dei beni comuni” sul modello di Bologna e di Torino.

Rendere Padova attrattiva per la presenza di eventi o processi culturali di qualità, innovativi e di richiamo nazionale e internazionale, valorizzando in primo luogo il  patrimonio identitario della città. Qualsiasi piano di sviluppo turistico avrà  senso tuttavia solo se a conoscere, amare e vivere la città saranno per primi i residenti.


I contenuti possibili: costruire sull’esistente

Un progetto ambizioso ha bisogno di chiarezza progettuale e di tempi adeguati di realizzazione.

Perché Padova aumenti la sua attrattività è necessaria una consultazione strategica con due enti chiave: l’Università (per la proprietà di alcuni degli spazi monumentali, la competenza scientifica nella ricerca e valorizzazione e l’impegno proprio nella “terza missione”) e la Soprintendenza di competenza (Archeologia, belle arti e paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno Padova e Treviso).

Padova è già dotata di una serie di musei di portata nazionale, e può aspirare a diventare un polo di attrazione più importante per il turismo culturale, col vantaggio sussidiario di alleggerire la preoccupante pressione turistica su Venezia. In tale luce, sarà utile una consultazione con l’Assessorato locale in ordine all’attuazione di progetti correlati.

La ricchezza patavina è resa poco riconoscibile dal carattere disorganizzato dei suoi beni, molti dei quali peraltro insistono su un’area relativamente circoscritta. Il compito dell’Amministrazione è quello di valorizzare e promuovere l’imponente patrimonio diffuso anche attraverso l’individuazione di percorsi di lettura: metafore attrattive rese fruibili nel tessuto urbano e  potenzialmente generative di eventi.

Queste metafore hanno leggibilità urbanistica (segni di riconoscimento, per esempio la pedonalizzazione di aree specifiche), comunicativa (segnaletica, depliant dedicati o applicazioni web) e di fruizione (card unica, rivolta in primo luogo ai residenti; comunicazione efficace e mirata del calendario di eventi)

L’area circoscritta fa si che alcuni musei formino nel loro insieme un sistema potenziale, da rendere reale attraverso varie idee:

La prima è l’idea dell’isola dei musei

Un secondo percorso considera la città dipinta, la urbs picta

La terza è la città dei fiumi col parco delle mura e delle acque

La quarta è la città dell’Università

Infine questa riorganizzazione propone un percorso attraverso l’intera città, il Liston della Cultura


Idee da sviluppare

 1. L’isola dei Musei

  1. L’Arena Romana, la Cappella Scrovegni con il ciclo degli affreschi di Giotto e le sculture di Giovanni Pisano
  2. Gli Eremitani con affreschi di Guariento, Giusto de Menabuoi  con la cappella Ovetari di Andrea Mantegna e altri proto-rinascimentali, le tombe carraresi e dell’umanista Mantua Benavides dell’Ammannati
  3. Il Museo civico con fondamentali reperti del Museo archeologico che testimoniano la civiltà paleo veneta e paleocristiana.  La Pinacoteca civica con l’eccezionale Cristo in croce di Giotto, e una serie di pale di primaria rilevanza del Vivarini, Bellini, Veronese, i Bassano, Tintoretto, Romanino, Tiziano, Tiepolo, Guardi, Ricci
  4. Palazzo Zuckermann con  il Museo Bottacin, tra i più ricchi al mondo per le raccolte di monete e medaglie, e le straordinarie raccolte di arti applicate e decorative, patrimonio dei Musei Civici padovani.
  5. Palazzo Cavalli: sede del Museo e del Dipartimento di Geoscienze.
  6. La casa di Pietro Bembo: Pietro Bembo è il più significativo rappresentante dell’umanesimo volgare. La Casa di Bembo può diventare un museo del Rinascimento, in grado di illustrare un periodo della storia di Padova nel quale la città era capofila di arti e cultura. la casa del Bembo di via Altinate 59 oggi ospita il museo della III Armata dedicato alla Prima Guerra Mondiale, per cui adrà individuata una nuova collocazione.
  7. Palazzo Mantua Benavides, di proprietà privata, ospita uno straordinario giardino rinascimentale nonché architetture e sculture di Bartolomeo Ammannati.

Negli immediati paraggi dell’isola dei musei in senso stretto, altre tre emergenze possono essere collegate:

  1. Il Centro Altinate (CALT) con alte potenzialità di divenire il più importante polo di cultura e arte contemporanea a Padova con forti connettività anche con le iniziative internazionali di Venezia.
  2. La via Altinate che prende nome dal fatto di essere il sedime dell’antica strada che conduceva ad Altino, la città classica di Laguna, prima della nascita di Venezia, può costituirsi come strada museo all’aperto per rivelare la natura complessa e storica della città. (tra gli atti da auspicare è la resa di visibilità del ponte romano di Altinate in continuità con la porta medievale di Porta Altinate che stava sui confini del castro romano).
  3. Il MUSME: la Città di PADOVA ha una gloriosa storia universitaria e continua un processo di innovazione di cui il campo medico rappresenta uno dei poli di eccellenza. Ora la città si è dotata di uno specifico Museo della Medicina che non solo colma un vuoto, ma diviene anche un polo della divulgazione e della conoscenza condivisa mediante tecniche comunicative di primo livello.

In mezzo a questo sistema da valorizzare con strumenti di educazione, di costruzione del pubblico (coinvolgimento dei fruitori), di promozione turistica, possibili progetti nuovi:

Il museo tartiniano e della musica nell’Illuminismo, con uno spazio dedicato all’inventore padovano del pianoforte, Bartolomeo Cristofori;

Il centro urbano (urban center), un luogo dove la città progetta ed immagina se stessa attraverso l’istituzione di un museo cittadino  e la messa a disposizione della discussione collettiva di tutti i nuovi progetti urbanistici.

L’area centrale dell’Isola dei Musei (attorno all’Arena Romana) potrebbe essere resa maggiormente fruibile attraverso una pedonalizzazione del tratto finale di Corso Garibaldi


2. Urbs Picta

Padova non è solo sede dello straordinario ciclo giottesco degli Scrovegni, ma è una città ricca di affreschi che si susseguono nei secoli fino ai tempi attuali, oltre alle più recenti opere di  street art.

Il Comune seguirà l’iter già avviato per l’inserimento dei cicli trecenteschi degli affreschi nel patrimonio dell’UNESCO; ed, a partire dal riconoscimento, costruirà dei percorsi di fruizione e di promozione dell’intero patrimonio pittorico.

Un elenco sommario comprende:

  • Ciclo giottesco degli Scrovegni
  • Guariento e Menabuoi agli Eremitani
  • Cappella Ovetari di Andrea Mantegna e altri (con le attuali tecniche multimediali si potrebbe restituire l’intera visione della cappella mediante una restituzione cromatica a plasma, visualizzabile solo a comando, potrebbe essere un evento mondiale e un monito anche contro le catastrofi della guerra non solo sulle popolazioni, ma anche sull’arte)
  • Il ciclo affrescato del Palazzo della Ragione interno e nelle logge
  • Le domus pictae sparse nella città e da sottoporre quanto prima a restauro
  • Il battistero di Giusto de Menabuoi
  • L’opera di Giusto de’ Menabuoi al Santo
  • La lunetta del Santo del Mantegna
  • Affreschi  della cappella di S.Felice (Altichieri da Zevio)
  • L’oratorio di San Giorgio (Altichieri da Zevio)
  • Oratorio di San Michele con affreschi di Jacopo da Verona
  • Affreschi in Santa Maria dei Servi (Jacopo da Montagnana)
  • Affreschi alla reggia carrarese
  • Affreschi della Scuola della Carità (Dario Varotari)
  • Affreschi nel Castello Carrarese
  • Affreschi astronomici alla Specola e negli istituti universitari
  • La scoletta del Carmine (Giulio Campagnola e Domenico Campagnola, Girolamo Tessari e Stefano dall’Arzere)
  • Affreschi della cappella vescovile di Jacopo da Montagnana
  • Affreschi della scuola di San Rocco (Campagnola e Gualtiero Padovano)
  • Affreschi del complesso Cornaro – Odeo e Loggia del Falconetto – affreschi di Gualtiero Padovano  e Paesaggi affrescati di  Lambert Sustris
  • Affreschi della Loggia della Gran Guardia
  • Affreschi nella Sala dei Giganti
  • Affreschi di Sebastiano Ricci a Santa Giustina
  • Affreschi del Caffi al casino Pedrocchi
  • Affreschi di Massimo Campigli al Liviano
  • Affreschi del Severini al Bo
  • Affreschi di Gio Ponti a Bo
  • Affreschi della Sala dei Quaranta di Giacomo da Forno
  • Affreschi di Fulvio Pendini al Bo
  • La presenza in Bo di dipinti e sculture di alcuni tra i maggiori artisti del Novecento, come Filippo De Pisis, Giò Pomodoro e Jannis Kounellis.
  • Opere di street art con il contributo di vari artisti

3. Parco delle Mura (con il castello) e delle Acque

Con 11 km di sviluppo, diciannove bastioni e sei porte superstiti, le mura rinascimentali di Padova sono, per dimensioni, il più grande monumento della città. Con i resti delle mura comunali e carraresi, le porte e il castello, costituiscono un patrimonio di storia, cultura e arte di enorme valore. È un monumento unico in Europa per estensione, spesso dimenticato e mai abbastanza valorizzato. Non è solo un monumento da rendere visibile ma soprattutto un elemento propulsore di rigenerazione urbana e di turismo. Il recupero della percorribilità della cintura muraria con percorsi pedonali e ciclabili, magari in connessione con altri grandi circuiti (Colli e Treviso-Ostiglia), il recupero degli spazi interni ai bastioni da dedicare ad eventi culturali ed a musei multimediali, il risanamento e la valorizzazione del sistema delle acque con itinerari fluviali, possono costituire un volano economico per un turismo che restituisca la memoria storica dei luoghi, e che potrebbe alimentare la ricettività e l’economia locale. Il Parco delle Mura e delle Acque, abbisogna di una particolare attenzione per il fronte ovest : un fronte murario di eccellenze: infatti esso contiene il fondamentale Fronte Falconettiano con le due porte del Falconetto stesso (Savonarola e San Giovanni), due capolavori architettonici, il Bastione Impossibile ed il Bastione Saracinesca.


4. La città Universitaria

Un percorso speciale dalla Cattedra di Galileo all’Orto Botanico. Questo percorso implica una collaborazione organica con l’Università per ottimizzare un rapporto di collaborazione coordinata pur nelle rispettive autonomie.


5. Il Liston della cultura

Ogni città ha caratteristiche proprie e non è immediata la sua conoscenza. Padova predisporrà un percorso attrezzato che stimoli la conoscenza di luoghi ed eventi culturali. Questo può avvenire con la messa a punto e strutturazione di un percorso per il quale si propone il nome di Liston della cultura fra Piazza Petrarca e il Prato della Valle, passando per:

  • Chiesa del Carmine (nell’antica Isola di S. Giacomo)
  • Via Eremitani (collegamento con la vita musicale, il museo dedicato a Tartini e la musica dell’Illuminismo e l’Auditorium Pollini)
  • Via Zabarella (e prossimità con via Altinate e propaggini dell’Isola dei Musei e galleria Rinascente e chiesa Santa Giustina con mitreo)
  • Via Zabarella/via San Biagio (Biblioteca universitaria e palazzo del Bo, galleria Cavour e scuderie, piazze e Palazzo della Ragione)
  • Via Zabarella /via Cesare Battisti ( complesso Santa Caterina, tomba di Giuseppe Tartini, domus pictae)
  • Via Zabarella/via San Francesco (Piazza Antenore, Palazzo Zabarella e mostre periodiche dell’800, MUSME, Sala della Carità, complesso di S.Francesco, )
  • Via del Santo (Palazzo Giacomini e giardino Romiati dello Jappelli)
  • Via del Santo / via Gaspara Stampa e liceo Tito Livio con Monastero di Santo Stefano
  • La crosara del Santo e via Galileo Galilei (con vera o presunta casa del Galilei), via Rudena e presenze paleovenete
  • Via del Santo con edifici gotici
  • Piazza del Santo (monumento al Gattamelata di Donatello – Loggia e Odeo Cornaro – case di studenti e docenti illustri dell’ateneo – Basilica del Santo e le sue innumerevoli opere d’arte interne – scoletta di San Giorgio – affreschi di Altichieri da Zevio, affreschi del Tiziano – Casa del Donatello – orto Botanico e l’orto della Biodiversità
  • Via Briosco (Antonianum e interventi del Peressutti)
  • Prato della Valle – Isola Memmia – complesso statuario illuminista – i resti del Teatro romano Zairo
  • Il complesso di Santa Giustina (sacello S.Prosdocimo, cappella di S.Luca, coro ligneo, pala del Veronese, monastero benedettino, chiostri

6. Un festival originale padovano? Sì, grazie

L’esperienza dei festival dedicati ad un tema, a partire da quello della letteratura di Mantova, ha rappresentato una fase di rinnovamento nella cultura nazionale e delle molte città che li hanno inventati.

Padova arriva buona ultima, dato che la Fiera delle parole non ha avuto un profilo paragonabile. Esiste tuttavia spazio per un’iniziativa di taglio originale. Al tavolo cultura è stato proposta l’ipotesi di costruire un Festival a partire dall’esperienza del salone del volontariato, che ha giustamente richiamato l’attenzione a livello nazionale.


7. Una giusta declinazione del tema identitario: teatro in lingua veneta e teatro dell’arte

Mentre l’ideologia leghista si manifesta nel togliere le vocali finali dai cartelli stradali e quella aziendalista passa per cultura una lucrosa esposizione di dinosauri di plastica ‘Argentini’ (almeno fossero veneti!), noi proponiamo di potenziare l’esperienza del teatro in lingua veneta estendendola nelle forme più adeguate anche ai nuovi italiani per avvicinare tutti a un patrimonio culturale prezioso. Maggiore attenzione va anche dedicata alle manifestazioni collegate al teatro dell’arte, manifestazione storicamente legata alla nostra città.


8. Diffusione dell’esperienza spettacolare dal vivo: musica

Il Conservatorio Pollini attende dalla sua nascita una sede definitiva. Questo problema non è risolvibile esclusivamente dal Comune ma deve essere nelle sue attenzioni, senza ulteriori dilazioni. Il Pollini ha una capacità produttiva che può rappresentare una risorsa vitale per nuove iniziative, diramate e comunicate sia attraverso il sistema bibliotecario, sia attraverso le case di quartiere.

L’Amministrazione Zanonato ha lasciato irrisolto il problema di un auditorium adeguato alla città e ad ogni genere di musica dal vivo. Questo capitolo va riaperto, tenendo fermo il punto che la progettazione di un nuovo spazio ha senso solo dentro una riflessione sulle modalità di fruizione della musica dal vivo nei prossimi 25 anni, e che è successiva all’adozione di politiche attive di coinvolgimento del pubblico.

Ugualmente vanno prese in esame e razionalizzate, con speciale attenzione alla costruzione del pubblico, le iniziative sulla Danza e  la Lirica.

L’Orchestra di Padova e del Veneto è l’unica Fondazione sinfonico orchestrale regionale  deve essere valorizzata in quanto unica istituzione specificamente dedicata al repertorio sinfonico.


9. Cultura cinematografica e visuale

La nuova amministrazione dovrà sforzarsi di individuare strumenti per la promozione della cultura cinematografica, sia dal punto di vista del pubblico ; inoltre dovrebbe porsi il problema di promuovere sia la produzione indipendente, fiorita grazie  agli insegnamenti universitari di cinematografia e sceneggiatura, sia la produzione più strutturata, nei limiti delle sue attribuzioni. Se Venezia è la sede storica di grandi eventi cinematografici, Padova può assumere un importante ruolo nell’ambito della formazione e della diffusione in ambiti specifici.