1. Principali attori responsabili

    • Il sindaco assumerà autenticamente la responsabilità di garante della salute del cittadino nominando un responsabile di salute e benessere
    • Si realizzerà un coordinamento tra assessorato all’ambiente e alla sanità
    • Si utilizzeranno competenze interne all’amministrazione evitando inutili deleghe
    • Si farà un censimento delle realtà pubbliche, private in convenzione, e del volontariato in relazione all’ULLS 6 euganea (Consultori, Ospedale, Medicina di Base, Assistenza Domiciliare ecc) per fornire un’informazione chiara, puntuale, e facilmente accessibile sulle opzioni per mantenere il benessere e curarsi
    • Si renderà più equa la distribuzione delle risorse da indirizzare ai giovani e alle giovani famiglie
    • Si attiveranno percorsi educativi alla Salute, al Benessere e al rispetto della Cittadinanza
    • Si istituirà di un osservatorio permanente sulla salute nella città in concerto con l’Università di Padova, incrociati anche con i dati del Registro Tumori sulle popolazioni dei quartieri di Padova.
    • Si riavvierà il progetto città sane
  2. Concertazione tra assessorati all’Ambiente e alla Salute

    • Si incentiverà il trasporto pubblico intervenendo anche sulla scelta dei mezzi in senso ecologico
    • Si realizzeranno percorsi casa scuola sicuri, sostenibili e a basso impatto energetico (piedibus, bicicletta, auto collettive, utilizzo mezzi pubblici anche con fermate ed orari dedicati)
    • Si migliorerà la rete di piste ciclabili
    • Si interverrà sui sistemi di riscaldamento degli edifici
    • Si attuerà un piano del verde pubblico in concerto con l’assessorato all’ambiente
    • Si riattiverà l’osservatorio sull’inceneritore sui dati delle emissioni dell’inceneritore pubblicati giornalmente sul sito di APS Hera per evidenziare gli eventuali sforamenti dei limiti di legge, per seguire eventuali incidenti e loro conseguenze e soprattutto l’immissione nel tempo nel territorio di sostanze dannose per la salute e cancerogene.
    • Si garantirà la tracciabilità dei materiali bruciati in relazione al tipo e alla provenienza
    • Si avvierà, con la proprietà dell’inceneritore APS-Hera, un percorso che porti alla chiusura delle 2 linee più vecchie di pari passo con il procedere della raccolta differenziata “spinta”
    • Si porterà in discussione in consiglio comunale la proposta di identificare “siti sensibili” (scuole, parchi, biblioteche e aule studio) nei pressi dei quali le antenne, come pure le linee di alta tensione, non dovranno essere istallate e si provvederà all’identificazione di siti di proprietà comunali da offrire in alternativa.
  3. Prevenzione malattie di comunità

    • Si metteranno in rete le numerose iniziative sia dell’ULSS che del privato (reparto di malattie infettive, cucine popolari, ambulatori Caritas, ecc) per una collaborazione a pieno titolo con le strutture di igiene pubblica del territorio e si provvederà ad un loro adeguato sostegno finanziario
    • Si attuerà un modello assistenziale di gestione delle malattie croniche (Medicina di Iniziativa) che non aspetta il cittadino in ospedale ma gli va incontro prima che le patologie insorgano o si aggravino
    • Si realizzeranno le Case della Salute, ovvero centri che riuniscono i medici di famiglia e specialisti per le patologie più frequenti, con lo scopo di dare continuità assistenziale ma anche di riunire competenze per la ricerca di base nei quartieri, offrire servizi infermieristici, interventi per urgenze minori (riducendo l’accesso al pronto soccorso)
  4. Quale sanità in quale ospedale

    Prima di procedere alla decisione circa la necessità o meno di modificare le strutture ospedaliere con l’eventuale realizzazione di nuovo edificio sarà necessario procedere ad una corretta valutazione costi/benefici. Noi riteniamo che a tale fine vadano messi a valutazione i seguenti aspetti:

    • Il futuro della medicina deve essere centrato sulla persona, sulla prevenzione, sulla continuità assistenziale casa-ospedale, su tempi di accesso alle prestazioni certi e ragionevolmente brevi
    • La medicina d’urgenza dovrà essere integrata con quella di territorio attraverso una organizzazione, già in fase di realizzazione, della medicina di base per razionalizzarne gli accessi. La medicina e la chirurgia per la fase acuta dovrà comunque tener conto della presenza sul territorio di altre realtà ospedaliere per dare risposte razionali, ragionevolmente rapide e in rete, evitando inutili doppioni. La gestione della fase cronica dovrà trovare una collocazione diffusa sul territorio, anche metropolitano, a rete con l’utilizzo di strutture esistenti
    • La sanità a Padova si avvale anche dell’ospedale Sant’Antonio, dello IOV, dell’Ospedale dei Colli e dall’Ospedale di Piove di Sacco, tutti e quattro sulla stessa direttrice e strettamente interconnessi.
    • La prevista riduzione dei posti-letto ospedalieri per acuti deve essere compensata da una adeguata presenza di strutture dedicate alle patologie croniche ed invalidanti.
    • La conservazione a Padova dell’attuale livello di medicina di “eccellenza”
    • La logistica deve essere funzionale all’assistenza
    • Valutazione dei processi di demolizione e costruzione progressiva
    • Il mantenimento e lo sviluppo della ricerca clinica
    • Valutare l’impegno finanziario anche in considerazione del fatto che la Regione Veneto provvede ad investimenti continui (fino ad ora intorno ai 150 milioni) di ammodernamento delle strutture esistenti, che non possono essere sospesi in attesa di una struttura nuova altrove ubicata.
    • L’eventuale nuovo ospedale dovrà far parte di una struttura policentrica sostenuta da una mobilità integrata funzionale all’utenza (pazienti, personale medico sanitario, studenti universitari, ecc.).
    • Valutazione consumo di suolo e rischi idraulici per l’ulteriore cementificazione
    • Valutazione del vuoto urbano, che non solo favorirebbe altre speculazioni nel cuore della città vista l’inconcepibile assenza di una precisa destinazione d’uso nel PRG vigente, ma impoverirebbe un tessuto consolidato di realtà che attualmente gravitano attorno alla struttura ospedaliera.
    • Conservazione degli edifici monumentali
    • No al project financing e no alla privatizzazione della sanità
    • Coinvolgimento della cittadinanza nel processo decisionale

La salute non si può ridurre all’assenza della malattia (condizione evidentemente prioritaria) ma è un più ampio quadro di benessere nel campo fisico certamente, ma anche psicologico e sociale

E’ proprio questa visione d’insieme che è venuta a mancare in questi ultimi anni ed è di questo che si dovrà interessare la prossima amministrazione, non limitandosi ad affrontare le emergenze, ma lavorando in modo organico nel periodo dei cinque anni riportando il Sindaco al centro delle azioni per il benessere dei cittadini e della città stessa.

I BISOGNI

i bisogni del singolo sono individuati nel

  1. Diritto alla continuità della cura  Possibilità di scelta della persona che ci deve curare
  2. Esistenza di servizi per la salute ed il benessere e connessione tra loro inoltre connessione tra le figure professionali legate alla cura e il territorio.
  3. Educazione alla salute  
  4. Mancanza di rispetto per le persone con disabilità
  5. Diritto a rimanere sani
  6. buon funzionamento della Medicina di Comunità

i bisogni del sistema città sono individuati in:

  • Chiarezza nel presentare i meccanismi amministrativi attraverso i quali raggiungere i risultati
  • qualità dell’acqua, dell’aria presenza, potenziamento ed accesso al verde
  • il miglioramento del trasporto pubblico per quel che riguarda la salute non solo
  • Sicurezza delle piste ciclabili ed educazione dei ciclisti
  • Divaricazione tra Sociale e Sanità
  • utilizzo della risorsa Università rispetto a Salute e Benessere coinvolgendo le competenze
  • presenti per l’elaborazione di programmi
  • Accessibilità dei servizi e farli conoscere
  • Promuovere il benessere di chi non ha la salute
  • Misurare la Qualità della Vita
  • Spazi per gli adolescenti

I PROBLEMI quindi da risolvere sono

  1. Mancanza di un centro di coordinamento e di un rappresentante per l’assunzione di responsabilità da parte del Comune rispetto a Salute e Benessere
  2. Mancanza del collegamento a livello di Amministrazione Comunale tra le diverse aree che hanno a che fare con la Salute ed il Benessere (es. ambiente e Sanità)
  3. Privatizzazione dei beni primari (acqua, smaltimento rifiuti, trasporto pubblico)
  4. Mancata trasparenza, divulgazione e reale accessibilità degli atti amministrativi
  5. Presenza sul territorio comunale di attività industriali altamente inquinanti, primo tra tutti l’inceneritore di San Lazzaro (Camin)
  6. Manca la volontà politica di usare tutti gli strumenti e le competenze interne (all’amministrazione del Comune) a disposizione, il che porta a deleghe inutili
  7. Disuso e abbandono delle piste ciclabili e loro pericolosità
  8. Mancanza e maldistribuzione del verde pubblico
  9. Mancanza di una rete che connetta i diversi servizi che si occupano di Salute e Benessere (Consultori, Ospedale, Medicina di Base, Assistenza Domiciliare ecc)
  10. Disinformazione rispetto a Salute e Benessere da parte del Comune.
  11. Insufficienza dei percorsi di educazione a Salute e Benessere nelle scuole
  12. Non equa distribuzione delle risorse e spesso vera e propria mancanza per le giovani famiglie (natalità)
  13. Mancano informazioni e promozione inerenti i servizi presenti sul territorio
  14. Mancanza dei Comitati di Quartiere e di Centri di aggregazione di Quartiere

Dalla ricognizione dei bisogni individuali e collettivi emergono le priorità su cui la prossima amministrazione dovrà lavorare

1)     Centro di Coordinamento e un Sindaco che si assuma realmente la responsabilità di Salute e Benessere dei cittadini

2)     coordinamento tra le diverse aree di competenza Comunale inerenti la Salute

3)     utilizzo di strumenti e risorse e competenze interne, che esistono senza ricorso ad assegnazione di consulenze esterne

3)    facilitare l’ accessibilità ad informazioni sui servizi

4)    percorsi educativi alla Salute e al Benessere rispetto alla Cittadinanza

5)     rendere più equa la distribuzione delle risorse che non vengono adeguatamente indirizzate ai giovani e alle giovani famiglie

6)     ripubblicizzazione dei beni primari (acqua, smaltimento rifiuti, trasporto pubblico)

7)     trasparenza, divulgazione e reale accessibilità degli atti amministrativi

8)     interventi per ridurre la presenza sul territorio comunale di attività industriali altamente inquinanti e la loro riconversione ecologica

9)     messa in sicurezza e manutenzione delle piste ciclabili e

10     piano del del verde pubblico

11)    risolvere la diatriba sull’ospedale predendo una posizione chiara e rispettosa dell’ambiente e delle necessità dei cittadini, senza “cedere alle sirene dei poteri forti”

 

Le nostre proposte

Benessere e salute sono indissolubili; vogliamo per i padovani una politica che difenda l’ambiente in cui vivono e la loro salute e che li sostenga e gli faciliti la vita in caso di malattia.

 

Per questo riteniamo fondamentale che il Sindaco sia davvero il garante della salute dei cittadini nei confronti dell’ULSS e della Regione e si senta pienamente responsabile di questo dovere esercitando un ruolo attivo e di peso nella Conferenza dei Sindaci.

Nel pubblico, nel privato convenzionato e nel volontariato esistono numerose realtà operative di cui apprendiamo (faticosamente e spesso parzialmente) l’esistenza solo in caso di bisogno. Fare un censimento di tutte queste realtà e fornire un’informazione chiara, puntuale e facilmente accessibbile per tutti è condizione necessaria per mantenere il benessere e curarsi. Nei primi 6 mesi della nuova ammministrazione il Comune avvierà un centro di coordinamento e di informazione sull’esistente, da gestire con risorse interne e con ricorso al volontoriato, che raccoglierà in relazione con ULLS 6 euganea, con direzione sanitaria dell’ospedale giustinaneo, dell’ospedale S. Antonio e di quello di Piove di Sacco tutte le informazioni su quello che esiste riguardo a benessere e salute nell’area comunale allargata, lo porra in rete sul sito di Padovanet e avrà dei punti di ascolto ed informazione presso ciascuna delle sedi di quartiere esistenti gestiti da volontari delle varie associazioni già presenti nell’area del quartiere interessato. per l’attuazione

 

Per quanto riguarda il mantenimento del benessere dei cittadini il Comune deve puntare sulla prevenzione primaria intervenendo nelle sedi opportune per: la prevenzione attiva delle malattie e dei problemi di salute; nei primi tre mesi della nuova amministrazione si riavvierà il progetto città sane per promuovere con conferenze e congressi (sia autonomamente organizzati, sia tramite la collabozione e il patrocinio con società scintifiche) ma soprattutto con “piccole” iniaziative di quartiere organizzate dalle numerose realtà di associazioni di volontariato.

 

Nel contesto del benessere e della salute dei cittadini punti importanti sono la qualità dell’aria (pensiamo per esempio all’inceneritore, al traffico, alla carenza di vere piste ciclabili e all’ incremento e sostegno di tutta la mobilità sostenibile) e dell’acqua (per esempio affidando ad un soggetto terzo la verifica e l’informazione sulla sua qualità e comunque puntando alla ripubblicizzazione di questo bene primario). Avvio entro tre mesi di un osservatorio permanente sulla salute nella città (visto che Padova è una delle città più inquinate d’Italia e che gli sforamenti dei limiti di legge si susseguono da anni) di concerto con università e utilizzando inoltre i dati della recente ricerca epidemiologica dell’Università di Padova, incrociati anche con i dati del Registro Tumori sulle popolazioni dei quartieri di Padova.

 

In questo ambito vanno continuate e potenziate le attività che il settore ambiente del comune sta facendo (anche con ricorso a progetti e fondi europei) di concerto con le scuole per promuovere un percorso casa scuola sicuro, sostenibile e a basso impatto energetico ( piedibus, bicicletta, auto collettive, utilizzo mezzi pubblici anche con fermate ed orari dedicati) con la promozione di comportamenti virtuosi riguardo l’ambiente, la qualità della vita e la prevenzione e riduzione di molte patologie (una tra tutte l’obesità)

 

La medicina per migranti ha una duplice valenza: la salute di questi cittadini e la prevenzione di eventuali malattie di comunità con evidenti ricadute sulla salute di tutti In città esistono numerose iniziative sia dell’ULSS che del privato (cucine popolari, ambulatori Caritas, ecc), e l’ospedale ha un ottimo reparto di malattie infettive che già collabora a pieno titolo con le strutture di igiene pubblica del territorio che vanno messe in rete e sostenute con adeguati finanzamenti. Tra i primissimi interventi dell’amministrazione ci sarà il riportare i finanziamenti ai livelli precedenti ai tagli effettuati dalla precedente amministrazione, naturalmente tutti questi servizi andranno “censiti” all’interno del centro di informazione del comune

 

promozione della Medicina di Iniziativa sul territorio

la”Medicina di Iniziativa”  è un modello assistenziale di gestione delle malattie croniche che non aspetta il cittadino in ospedale ( sanità di attesa) ma gli va incontro prima che le patologie insorgano o si aggravino, garantendo al paziente   interventi adeguati e differenziati puntando sulla prevenzione e sull’educazione

 

le Case della Salute sono centri che riuniscono i medici di famiglia (auspicabilmente anche i pediatri) con lo scopo non solo di dare continuità assitenziale con la presenza continua di un medico nella struttura, ma anche riunire competenze per la ricerca di base nei quartieri, offrire servizi infermieristici, interventi per urgenze minori (riducendo l’accesso al pronto soccorso), prevedere la presenza di specialisti per le patologie più frequenti (ad esempio cardiologo, dietista, psicologa), Nel giro di tre anni il Comune individuerà e mettera a disposizione immobili di proprietà pubblica unitilizzati in ciascuno dei quartieri padovani ed avviare all’eventuale autorecupero per favorire il consorziarsi dei medici e creare quindi centri di medicina sul territorio, Allo stesso modo dovranno sorgere centri polispecialistici che rendano accessibili le prestazioni alnche, ma non solo alle fascie sociali più disagiate a prezzi contenuti anche con la collaborazione di cooperative del privato sociale. In questo contesto sarà irrinunciabile che il personale (medico ed infermieristico) esterno all’ULSS che verrà impiegato abbia una formazione ed un aggiornamento professionali al livello del personale ULSS.

 

Ospedale

Il dibattito in corso in questi anni sul “nuovo ospedale per Padova” ha perso di vista l’oggetto vero del contendere, ovvero la Sanità. La discussione si è soffermata quasi esclusivamente sulla localizzazione del nuovo complesso ospedaliero con le molteplici funzioni che avrebbero gravitato al suo intorno, con un forte interesse rivolto più all’incremento di valore delle aree prodotto da una variante urbanistica che ai problemi irrisolti della sanità. Non è emersa una discussione seria sul modello al quale mirare, propedeutico a qualsiasi scelta localizzativa. Un modello di struttura sanitaria proiettato verso il futuro della medicina moderna, centrato sulla persona, la prevenzione, il territorio, la continuità assistenziale e delle cure casa-ospedale, con tempi di accesso alle prestazioni specialistiche certi, garantendo un servizio pubblico, adeguato alle malattie per le quali è richiesto

Una nuova struttura funzionale alla gestione delle fasi acute può corrispondere ai volumi compatibili con la permanenza sull’attuale sedime. E’ necessaria una progettazione complessiva, che non intervenga in modo estemporaneo, ma programmato, valutando processi di demolizione e costruzione progressiva, mirati ad una logistica funzionale all’assistenza, alla conservazione degli edifici monumentali, alla liberazione di spazi a favore del parco delle mura, allo stombinamento del canale Alicorno per connettere le altre aree verdi della città, in una visione complessiva e unitaria dell’area urbana. La sanità non ha bisogno di consumare nuovo suolo. La nuova sanità richiede minori volumi e una razionalizzazione delle funzioni centrali che dovranno prevedere:

la medicina d’urgenza (razionalizzata e integrata con il territorio e una organizzazione, già in fase di realizzazione, della medicina di base per razionalizzarne gli accessi), la medicina e chirurgia per la fase acuta, che dovrà comunque tener conto della presenza sul territorio di altre realtà ospedaliere per dare risposte razionali, ragionevolmente rapide e in rete, evitando inutili doppioni, la medicina di “eccellenza”, la ricerca clinica.

Mentre la gestione della fase cronica deve trovare una collocazione diffusa sul territorio, anche metropolitano, a rete con l’utilizzo di strutture esistenti. Non dimentichiamo tra l’altro che la sanità a Padova si avvale oltre che dell’Ospedale Centrale, anche del Sant’Antonio, dello IOV, dell’Ospedale dei Colli e dall’Ospedale di Piove di Sacco; tutti e quattro sulla stessa direttrice e strettamente interconnessi. Il nuovo ospedale deve far parte di una struttura policentrica sostenuta da una mobilità integrata funzionale all’utenza (pazienti, personale medico sanitario, studenti universitari, ecc.). Gli investimenti continui della Regione Veneto (fino ad ora intorno ai 150 milioni) indicano già una richiesta di ammodernamento delle strutture esistenti, che non può essere sospesa in attesa di una struttura nuova altrove ubicata. Le scelte di un nuovo ospedale, sia a Padova Ovest che Padova Est, comportano un consumo di suolo rilevante con conseguenti rischi idraulici, cementificazione del territorio, pesanti speculazioni edilizie. Inoltre lo spostamento dell’attuale sede creerebbe un vuoto urbano, che non solo favorirebbe altre speculazioni nel cuore della città vista l’inconcepibile assenza di una precisa destinazione d’uso nel PRG vigente, ma  impoverirebbe un tessuto consolidato di realtà che attualmente gravitano attorno alla struttura ospedaliera.

La realizzazione di un ospedale ex-novo necessità di un forte finanziamento in assenza del quale si pone con pericolosa insistenza l’ipotesi di una subdola privatizzazione della sanità attraverso il ricorso al project financing mentre dall’altro, per mantenere l’eccellenza sanitaria, le strutture del vecchio ospedale devono comunque essere conservate in efficienza e quindi sottoposte a manutenzione con raddoppio complessivo della spesa pubblica. E’ evidente quindi, se si vuole mantenere una sanità pubblica, che l’ipotesi della realizzazione di un nuovo ospedale deve passare realisticamente attraverso un concreto, sostanziale contributo statale.

In questo momento di difficoltà economiche non abbiamo bisogno di grandi opere, che certo piacerebbero a tutti, ma che si mangerebbero tutte le risorse disponibili per molti anni a venire. Un ospedale nuovo (già previsto con 400 letti circa in meno dell’esistente) non è una priorità. Al momento la struttura ospedaliera è articolata essenzialmente su un asse (Civile, Iov, S. Antonio, Piove di Sacco) che permette al sistema assistenziale una discreta flessibilità ed una buona collaborazione tra i vari Servizi. I costi ed i disagi necessari agli inevitabili spostamenti di persone e cose tra questa sedi sono piuttosto contenuti in termini economici e di tempo. Nè va dimenticato che per gli utenti questa “compattezza” è un importante valore aggiunto. E neppure va dimenticato che la Sanità padovana ha un grande potere attrattivo su scala nazionale e che il contesto urbano permette una buona ricettività di tipo alberghiero. Attualmente il Civile è in costante, necessaria e costosa ristrutturazione; buttare al vento tutto questo è colpevole leggerezza; con una adeguata ristrutturazione si potrebbe anche rimediare ai problemi di parcheggio che colpiscono gravemente utenti e lavoratori. L’attuale situazione verrebbe scardinata con la costruzione in altro luogo di un nuovo ospedale: che fine farebbero e come si amalgherebbero i vari presidi ospedalieri? quanto territorio verrebbe consumato non solo dal nuovo ospedale ma anche dalle strutture ricettive che si dovrebbero prevedere? sono stati calcolati i costi degli spostamenti di personale, utenti, farmaci e quant’altro in questa nuova situazione? Per tutti questi motivi diciamo no ad un nuovo Ospedale.

Qualora comunque per intervento della Regione fosse impossibile evitare una nuova costruzione pensiamo sia irrinunciabile dire no ad ogni forma di project financing che è accertato essere uno strumento foriero di costi enormi e di indebitamento pubblico elevatissimo. In ogni caso si dovrà esercitare un controllo severissimo sulla spesa.

 

Incenitore

nella zona di San Lazzaro/Camin è in funzione uno degli incenitori più grandi d’Italia con ben tre linee di lavorazione.

Ricordiamo che gli incenitori sono classificati tra le istallazioni industriali inquinanti e che tutti i processi di combustione utilizzati per lo smaltimento dei rifiuti comunque immettono nel territorio (per un raggio di molti chilometri) sostanze nocive per la salute e cancerogene, prime tra tutte diossine, che entrano nel terreno e nell’acqua interessando la catena alimentare.

Numerosi studi hanno evidenziato un aumento significativo dei tumori (soprattutto sarcomi, che sono considerati tumori sentinella dell’inquinamento da diossine) ed un allarmante aumento della presenza di diossine nel latte materno, tra le popolazioni che vivono nelle vicinanze di inceneritori.

Nel passato l’inceneritore di San Lazzaro è stato al centro di un lungo ciclo di lotte delle popolazioni locali e dei comitati ambientalisti perchè fosse avviato un processo di chiusura.

 

Entro tre mesi la nuova amministrazione avvierà la

  •  Tracciabilità del tipo e della provenienza dei materiali bruciati
  •  riattivare l’osservatorio sull’inceneritore da parte del comune sui dati delle emissioni dell’inceneritore pubblicati giornalmente sul sito di APS Hera per evidenziare gli eventuali sforamenti dei limiti di legge, per seguire eventuali incidenti e loro conseguenze e soprattutto l’immissione nel tempo nel territorio di sostanze dannose per la salute e cancerogene.
  • Assunzione a pieno e convintamente della politica del rifiuto zero, con il completamento della raccolta differenziata porta a porta
  • incentivi per il recupero e il riciclo e il riuso (ad esempio con riduzione della tassa comunale asporto rifiuti per i comportamenti virtuosi)
  • Da ultimo avviare con la proprietà dell’inceneritore APS-Hera un percorso che porti alla chiusura delle 2 linee più vecchie di pari passi con il procedere in città e provincia della raccolta differenziata “spinta” e la conseguente riduzione del materiale conferito per l’incenerimento nell’ottica della riconversione ecologica delle lavorazioni industriali inquinanti ( a questo proposito non guasta ricordare che il rapporto tra il numero degli occupati negli inceneritori e quelli occupati nelle attività di riciclo è di circa 1 a 10).

elettrosmog

Da tempo è noto che le onde elettromagnetiche sono dannose alla salute

tra queste particolare attenzione va data alla antenne dei ripetitori radiotelevisivi, ai tralicci dell’alta tensione e alle antenne per telefonia mobile e all’uso del cellulare

entro tre mesi dall’insediamento della nuova amministrazione portare in discussione in consiglio comunale la proposta di identificare (cosa già fatta con ottimi risultati nel passato) di “siti sensibili” (scuole, parchi, biblioteche e aule studio) nei pressi delle quali le antenne non dovranno essere istallate con l’identificazione di siti di proprietà comunali da offrire in alternativa.

In questo contesto particolare attenzione andrà data anche ai tralicci dell’alta tensione (da trattare con le stesse preclusioni di siti sensibili) e alle torri con ripetitori radiotelevisivi ( prima tra tutte l’antenna di Terranegra)

da subito nell’ambito del progetto città sane e della collaborazione per l’educazione sanitaria con le scuole avviare una campagna per l’uso sicuro del telefonino soprattutto da parte dei bambini