Mettere le fragilità al centro per noi significa sostenere persone e famiglie e co-progettare percorsi di autonomia attraverso:

Sostenere e supportare il superamento delle fragilità che incontrano persone e famiglie attraverso la co-progettazione di percorsi di autonomia.

Nuova linfa ai Servizi Sociali

  • Ripristino  dell’organico secondo gli indici regionali
  • Ruolo centrale nella definizione del Piano Sociale di Zona
  • Piano decennale di riorganizzazione, con modalità partecipative, per aumentare efficacia ed efficienza del settore
  • Apertura di uno Sportello Sociale Territoriale punto di unico accesso ed accompagnamento delle persone in difficoltà
  • Collaborazione con le case di Quartiere per l’individuazione di bisogni e risorse del Territorio
  • Ufficio Affidi quale moltiplicatore di Progettualità

Strategie Abitative & Cohousing Sociale

  • Supporto abitativo a categorie in difficoltà (separati, mamme single etc.).
  • Sblocco delle graduatorie e modifica dei criteri di assegnazione delle abitazioni pubbliche.
  • Ripristino del patrimonio pubblico invenduto per aumentare la disponibilità di accoglienza del disagio abitativo.
  • Mappatura degli alloggi pubblici sfitti per inagibilità da assegnare tramite bando di riqualificazione ad associazioni e cooperative.
  • Tavolo di lavoro con sindacati degli inquilini e rappresentanti dei proprietari privati per ridurre la tassazione a fronte di riduzione dei canoni di affitto.
  • Mantenimento al proprio domicilio delle persone anziane, per evitare o ritardare l’ingresso in struttura, tramite patto di cohousing, utilizzando le risorse del territorio .
  • Promozione di una fondazione di comunità di famiglie, istituzioni che lavorano con i disabili, privato sociale e finanziatori privati per favorire progetti di autonomia, piani abitativi di vita indipendente e inclusione sociale.
  • Costruzione una rete integrata di interventi per “agganciare”, accogliere e accompagnare verso l’indipendenza le persone senza fissa dimora (House First)

Tutela delle fasce deboli, promozione delle risorse

  • Attivazione di un ufficio dei garanti (disabilità, l’infanzia e l’adolescenza, pari opportunità, detenuti, terza età, donne, diritti dei nuovi cittadini, diritti LGTB), indicati dalle associazioni di riferimento, con il compito di cura e supervisione dei progetti specifici e della coerenza delle decisioni amministrative.
  • Introduzione di un Servizio Civile per il quale Comune faccia da recettore di fondi per promuovere il volontariato tra i giovani e aiutare le piccole associazioni
  • Organizzazione di una rete per lo scambio di risorse (tempo, competenze) tra persone anziane e cittadinanza per un un invecchiamento attivo

Il Tema:

E’ urgente un ripensamento globale dell’intero servizio del Settore Sociale che non lo veda più solo come il luogo dell’assistenza al disagio, ma come il luogo dell’attuazione dei diritti costituzionali dei cittadini, senza distinzione di provenienza, sesso età e condizione personale.

Negli ultimi vent’anni, la nostra città è stata soggetta a profondi mutamenti socio-demografici che – ancor prima della crisi economica – hanno trasformato la fisionomia della comunità locale e hanno posto sfide inedite per il sistema di welfare.

Aumento della popolazione anziana e aumento della cittadinanza straniera, diminuzione delle nascite ed emigrazione italiana e straniera con conseguente calo della popolazione giovanile, aumento delle difficoltà economiche sono solo alcuni degli aspetti multiproblematici che il “sistema Padova” ed in particolare i servizi sociali si sono trovati ad affrontare insieme al costante calo strutturale dei trasferimenti al settore avviato già a fine anni ‘90.

La passata amministrazione, secondo i dati del rendiconto, ha tagliato di circa 1,7 mln di € le prestazioni alla persona dal 2014 al 2015 e ha previsto per il 2016 un passaggio da 11,9 mln€ a 8,8 mln€ cioè una previsione di calo di 3,1mln€.

Le continua diminuzione delle risorse per il settore, ha portato alla precarizzazione delle Assistenti Sociali che hanno il ruolo di cerniera tra cittadino in stato di fragilità ed amministrazione.

La Proposta:

Si individuano perciò alcuni temi, alcuni prioritari, altri in programma, per affrontare le emergenze:

  • Graduale eliminazione del precariato del personale in particolare delle AS prima grossa emergenza del settore, insieme alla riorganizzazione generale secondo la modalità della ricerca azione che prevede il coinvolgimento e la partecipazione attiva del personale
  • Affermazione del ruolo centrale e di guida del comune di Padova nella ideazione, definizione e redazione del Piano Sociale di Zona, luogo nel quale viene deciso l’utilizzo dei fondi per i bisogni socio sanitari
  • Tutela delle fragilità in molteplici modi.

La riorganizzazione del settore dei servizi sociali sul piano organizzativo, condotta  in maniera partecipata, nell’ambito del miglioramento della funzione di governance sul territorio prevede l’avvio di piccole sperimentazioni territoriali e cittadine che, partendo dall’analisi dei bisogni portati dagli operatori del settore, conducano a soluzioni ricercate e prodotte dagli operatori stessi, che si faranno carico anche della valutazione in itinere, da cui dedurre  nuove analisi ed eventuali  riprogettazioni.
Si prevede un quinquennio per la fase di progettazione e sperimentazione con il metodo della ricerca-azione e un quinquennio successivo per la messa a sistema.

Possibili risultati di innovazione:

  • Sportello Sociale (Comune di Reggio Emilia) che, a tutti gli effetti, è il primo luogo di accesso e accoglienza dei cittadini. Lo Sportello Sociale offre informazione e orientamento in caso di difficoltà come la cura e la tutela dei figli, l’accudimento di una persona non autosufficiente o con problemi economici e di inserimento sociale. E’ anche il luogo in cui trovare un aiuto per le criticità della vita quotidiana o offrire disponibilità per attività di volontariato. Offre informazioni anche sui servizi erogati da altri sportelli dedicati a problematiche sociali (Azienda USL, Associazioni di volontariato, centri di ascolto, le parrocchie ecc.). L’accompagnamento dallo sportello sociale sarà effettuato per tutta la durata dell’intervento dalla stessa persona.
    Il lavoro di comunità assume un’effettiva centralità sia nell’operato dei Servizi Sociali che nella vision che ha sostenuto i grandi processi partecipativi avviati:
  • il Patto per il Welfare: Gruppi di Lavoro volti a realizzare nuovi servizi territoriali rivolti a famiglie, bambini, anziani, disabili; favorire lo sviluppo di imprese sociali; diffondere la cultura della responsabilità sociale d’impresa;
  • i Tavoli/Case di Quartiere: luoghi di partecipazione e progettazione che vivono con l’apporto di molteplici attori sociali del pubblico e del terzo settore

Il tema: Accesso al servizio Sportelli Sociali

Nell’ambito della tutela di tutte le fragilità, in considerazione della difficoltà per alcune persone  di accedere ai luoghi del servizio, diventa di primaria importanza  semplificare e territorializzare sempre di più gli accessi al servizio.

Il tema della collocazione delle strutture di servizio,  nell’ottica di una città policentrica, democratica e partecipativa, si configura come tema centrale per la concretizzazione dell’idea portante di servizio: incontrare i bisogni e trovare le risposte insieme.

La proposta

Una risposta adeguata a questa esigenza base, per esperienze già fatte altrove, sembra essere lo Sportello Sociale (sull’esempio dei comuni di Napoli e Bologna…ma anche trento?) che si configura , a tutti gli effetti, come  il primo luogo di accesso e accoglienza dei cittadini.

Lo immaginiamo dislocato nei quartieri (nella prima fase in misura di tre e nelle attuali sedi dei consigli di quartiere) con la presenza costante di persona professionalmente qualificata all’ascolto e a conoscenza di tutte le soluzioni possibili per la casistica presentata (assistente sociale o persona formata allo scopo).

Lo Sportello Sociale

  • offre ascolto, informazione e orientamento in caso di difficoltà come la cura e la tutela dei figli, l’accudimento di una persona non autosufficiente o con problemi economici e/o di inserimento sociale;
  • E’ il luogo in cui trovare un aiuto per le criticità della vita quotidiana (ad es. conciliare gli orari di lavoro con gli orari di cura dei figli soprattutto nel caso di famiglie monogenitoriali) ma anche il luogo in cui offrire disponibilità per attività di volontariato.
  • Offre informazioni sui servizi erogati da altre istituzioni, e dedicati a problematiche sociali (Azienda USL, Associazioni di volontariato, centri di ascolto, le parrocchie ecc.).
  • prende in carico  la persona che si presenta o il nucleo familiare e lo accompagna per tutta la durata dell’intervento stesso.

Il Tema: Ufficio garanti

Si verificano a volte incoerenze tra le decisioni dell’amministrazione, gli obiettivi che si era posta e  i principi da rispettare o anche problematiche relative a diritti confliggenti.

Elemento qualificante verso i cittadini è assicurare che l’amministrazione realizzi i progetti che si è proposta e che le decisioni amministrative operino nel rispetto dei diritti delle minoranze e in coerenza con gli obiettivi che si è data in fase elettorale

La proposta

Ci si propone l’istituzione dell’ufficio dei garanti, come strumento di autocontrollo e garanzia dei comportamenti etici dell’amministrazione e per la tutela delle minoranze.

Tale ufficio, autonomo dal potere politico, prevede un garante per ogni fascia debole:

  • il garante per la disabilità
  • il garante per l’infanzia e l’adolescenza
  • il garante per la terza età
  • il garante per i diritti dei nuovi cittadini
  • il garante per le pari opportunità

ed opera con compiti specifici: cura e supervisione dei progetti specifici, supervisione sulla coerenza tra le decisioni amministrative e il rispetto dei diritti delle minoranze ( revisione delle delibere, delle mozioni , delle ordinanze…)

I garanti   partecipano al  tavolo contro le discriminazioni se attivato (v. gruppo immigrazione)

Il Tema: Cohousing Sociale

Molti anziani in grado di rimanere a casa, hanno bisogno di una supervisione e di un appoggio nell’autogestione quotidiana; molti giovani con disabilità potrebbero vivere in autonomia (abitativa e lavorativa) con una guida, anche periodica, sulla gestione quotidiana; molte persone, di  categorie diverse ( disoccupati, inoccupati, in cerca di lavoro, studenti, donne sole…) si trovano in condizione di emergenza abitativa.

La proposta

L’idea è quella di favorire l’incontro tra bisogni diversi e trasformarli in una risorsa, per le persone e per la comunità, con lo strumento del cohousing e, in questo modo, favorire la permanenza degli anziani a casa propria, l’uscita di casa di giovani adulti con disabilità (fisica o mentale), dare risposte all’emergenza casa.

L’Amministrazione gestisce, attraverso i servizi sociali e/o le associazioni di categoria, il progetto generale che consiste in percorsi di autonomia rivolti ad anziani e/o a giovani disabili e nella gestione di contratti di cohausing con persone in emergenza abitativa.

Queste ultime vengono  formate allo scopo, attraverso una breve formazione  condivisa (amministrazione , Ulss e associazioni di categoria) in seguito alla quale si concretizza il progetto e vengono abbinate “persone ospitanti “(anziani o disabili) a “persone ospitate” in grado di tutelare e sovrintendere  alla necessità dell’ospitante e stilato un contratto di cohousing di cui l’amministrazione è garante.

Il Tema:  politiche di genere

E’ noto l’aumento nel nostro paese della violenza contro le donne, della violenza nelle relazioni affettive e della violenza assistita nella quale molti minori vivono e del maltrattamento in generale nell’ambito familiare.

E’ imperativo a questo riguardo rendere più efficace il contrasto alla violenza di genere, in particolare alla violenza nelle relazioni affettive

La proposta

Si propone l’Istituzione di un Garante o Consigliere Pari Opportunità per la parte delle politiche attive contro la violenza alle donne ed il controllo della coerenza tra le stesse e le azioni messe in atto.

Per far questo occorre che l’amministrazione coordini le risorse che la città offre attraverso:

  • un unico referente per il coordinamento (attualmente il gabinetto del Sindaco coordina le strutture mentre  gli Interventi sociali coordinano i percorsi delle persone con difficoltà di dialogo, o altro come se fossero mondi separati)
  • l’attivazione di programmi di prevenzione coerenti
  • l’attivazione di tavoli con istituzioni, volontariato, privato sociale per condividere progettualità, coordinare interventi  e verifiche  
  • pensare ad una progettualità globale e dunque rivolta non solo al singolo, ma su un contesto più ampio (famiglia, scuola, comunità, ecc..) e su tutte le parti in causa nella violenza: donne, uomini e minori

Il Tema: servizio civile universale

Con l’introduzione del Servizio Civile Universale molte medio-piccole associazioni di volontariato o cooperative sociali non potranno più usufruire volontari in servizio civile, risorse utilissime per portare avanti progetti, in ambito soprattutto sociale, assistenziale ma anche educativo, o relativi al patrimonio artistico e culturale, ambientale e di protezione civile.

La proposta

Con l’introduzione di un Servizio Civile finanziato dal Comune, il Comune di Padova può partecipare ai bandi per l’acquisizione di risorse e, a sua volta, emettere un bando di progettazione rivolto agli enti/associazioni, con il quale selezionare i progetti più meritevoli e finanziare il costo del volontario in servizio civile (15h sett = 150 euro mensili).

In questa maniera si soddisfano due esigenze: quella dei giovani che possono effettuare un’esperienza formativa-esperenziale-professionale di un anno in un settore per il quale si sentono portati; quella delle medio-piccole realtà del terzo settore che possono continuare ad avere giovani a disposizione, spesati dall’Ente pubblico per svolgere attività molto spesso fondamentali.

Inoltre, anche il Comune di Padova avrebbe tra i suoi “dipendenti” un nutrito gruppo di ragazzi, da impiegare in attività di “relazione con le persone” o di “cura del territorio in senso ampio” essendo essi “remunerati” direttamente.

I possibili settori pubblici interessati sono: assistenza (minori, tossicodipenti, marginalità, anziani, disabili, educazione (doposcuola,…) patrimonio artistico e culturale (musei, biblioteche,…), ambiente e protezione civile

Il Tema: senza fissa dimora

Il problema da risolvere è l’uscita dal concetto di “emergenza” nel considerare un problema sociale strutturale qual’è la presenza dei senza fissa dimora nel territorio cittadino.

La proposta

L’intervento è rivolto a persone “senza dimora” che versano in stato di povertà estrema permanente o in situazioni di grave difficoltà temporanea, che gravitano nell’ambito del territorio comunale e in zone limitrofe.

L’obiettivo generale del Progetto è quello di costruire una  rete integrata e più completa di interventi, mirata ad “agganciare” le persone che rientrano nel gruppo ma anche a mantenere il contatto e la relazione, quindi ad accoglierle e prendere in carico .

L’amministrazione, attraverso i servizi sociali in collaborazione con associazioni e cooperative dedicate, gestisce il progetto che sarà intensificato nei periodi invernali, pur avendo come scopo lungimirante l’eliminazione del problema.

Un progetto pilota avviato da anni in Europa è “House First” che prevede un forte investimento iniziale da parte dell’ente a fronte di un’elevata percentuale di successo dell’intervento nel tempo che porta quindi ad un risparmio complessivo nella lunga durata.

Il Tema: Disabilità e vita indipendente.

Con l’adozione nel 2006 della Convenzione n. 61/107 sui diritti delle persone con disabilità, da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (ratificata dalla UE e dall’Italia),si afferma finalmente il principio che la disabilità non è uno stato “naturale” insuperabile, ma la conseguenza di un’interazione tra la persona ed il contesto sociale che la circonda, che ne impedisce l’integrazione.

I Principi generali della Convenzione ONU stabiliscono al primo punto il rispetto per la dignità intrinseca della persona, l’autonomia individuale – a partire dalla libertà di compiere le proprie scelte – e l’indipendenza delle persone.      una valorizzazione delle abilità, verso l’autonomia abitativa.

In città sono molti i soggetti che promuovono attività nell’ambito della vita indipendente delle persone con disabilità, ma lo fanno al di fuori di una logica unitaria e spesso non in grado di produrre un vero coinvolgimento delle famiglie di persone disabili, il cui numero stimato dagli organismi europei è pari a circa 1/6 della popolazione.

La proposta

L’amministrazione può fare molto in questo senso, nel favorire la costruzione un organismo unitario capace di coinvolgere al suo interno tutti i soggetti pubblici e privati, che a qualsiasi titolo hanno responsabilità in tema di disabilità, e di accompagnare le famiglie al riconoscimento e nella promozione del diritto alla vita attiva delle persone con disabilità.

Si pensa ad una fondazione di comunità, una forma atipica di ente privato, che unisce all’elemento patrimoniale, proprio della fondazione, l’elemento personale proprio dell’associazione. Si tratta di uno strumento oggi frequentemente utilizzato dagli enti pubblici per svolgere attività di pubblica utilità con il concorso di privati. La fondazione deve avere lo scopo di coordinare gli interventi, offrire consulenza giuridica, gestire patrimoni (trust, amministratore di sostegno, ecc.), ricevere e gestire finanziamenti pubblici e privati, curare il patrimonio abitativo, incentivare la nascita di reti solidali a livello cittadino (scuole, parrocchie, privato sociale, volontariato).

Il Tema: Articolo 5

Applicazione dell’articolo 5 del Piano Casa del decreto Renzi-Lupi

Più che a essere finalizzato, come dovrebbe, a contrastare efficacemente la compravendita clandestina o le occupazioni nelle case popolari gestite dalla criminalità, il comma 1 dell’articolo 5 interviene in maniera del tutto generica e soprattutto senza tenere in alcun conto della fase di emergenza abitativa sempre più esplosiva, che dovrebbe essere gestita con estrema cautela e con la massima attenzione verso le categorie coinvolte più deboli ed esposte.

La previsione normativa rischia di colpire migliaia di famiglie di sfrattati che, avendo perso il lavoro e la casa e non ricevendo risposte dall’ente pubblico, sono costrette a permanere, in un immobile pubblico in precedenza regolarmente ottenuto (o occupare per estrema necessità un immobile abbandonato)  

Ma forse la conseguenza più grave di questo provvedimento consiste nella negazione della residenza, da cui deriva la perdita di fondamentali diritti della persona, garantiti dalla Costituzione,quali: votare, iscrivere i figli a scuola, accedere all’assistenza del servizio sanitario, ottenere, se stranieri, la cittadinanza italiana.

oltre all’impossibilità di mantenere o ottenere l’allaccio alle utenze di acqua, luce e gas.

La proposta

sull’esempio di altri comuni d’Italia (uno tra questi Pisa) l’amministrazione comunale può decidere di disattendere in parte il comma 1 dell’articolo 5 del decreto Lupi, ove riconosca una situazione di reale necessità.

La non applicazione di questo articolo e quindi la concessione della residenza per necessità riconosciute, che permette l’accesso a diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione, non è certo la soluzione al problema abitativo in città, ma vuole essere un atto che restituisce diritti e dignità a quelle famiglie che non hanno intenzioni criminose o speculative sulle case occupate, e perciò riconosciute in stato di bisogno estremo..

Anche l’attivazione da parte dell’amministrazione di progetti di autorecupero che prevedono la concessione di case vuote sulla base di bandi e la previsione di un blocco degli sfratti, almeno temporaneo, potrebbe dare respiro a tante famiglie e soggetti in difficoltà nella nostra città.

Il Tema: terza età attiva.

Spesso le persone anziane hanno difficoltà a trovare una rete sociale di riferimento e tendono a chiudersi in casa con il rischio di diminuire le proprie autonomie aumentando le difficoltà in più aree della propria vita.

Si tratta di pensionati che si trovano, dopo un’intera vita lavorativa, magari intensa e sovra occupata, ad affrontare un vissuto di inattività non solo legato alla stato fisico ma anche alla difficoltà di reinventarsi degli interessi delle passioni delle occupazioni non solo come utenti ma anche come protagonisti

La proposta

Si tratta di attuare un approccio secondo cui le persone che esprimono dei bisogni sono parte attiva del progetto, attori e generatori a loro volta di un’ulteriore risorsa per la comunità.

Viene elaborato, con l’amministrazione come cabina di regia istituzionale,  un sistema secondo il quale le persone anziane sono chiamate a mettere a disposizione le loro competenze e a gestire corsi o attività che possono liberamente essere utilizzate dalla comunità (corso di lavoro a maglia, baby sitting, cucito…) e, a loro volta, possono beneficiare di attività pensate da altri (corso di informatica, gite…).

In alternativa si potranno mettere a disposizione anche dei benefit, ad es in termini di agevolazioni economiche (, nei trasporti, al cinema, in qualche negozio sponsor del progetto…) o servizi, promuovendo in questo modo un’ottica non assistenziale ma di libero scambio solidale e paritario.

In questo modo si creerebbe una rete e le persone anziane aumenterebbero le occasioni per uscire di casa,  sperimentando nuovi incontri o si solidificando vecchie conoscenze.

Il Tema: Politiche abitative

Esiste in città una preoccupante emergenza abitativa, dovuta in gran parte alla crisi economica che attanaglia il nostro paese da ormai molti anni.

Diverse sono le categorie di persone che si trovano in situazione di emergenza: precari, giovani e meno giovani, disoccupati, persone con disabilità dalla nascita o acquisita, ex carcerati, famiglie separate, immigrati regolari e non.

A fronte di una tale emergenza esistono in città migliaia di appartamenti sfitti, privati e pubblici, sui quali è urgente organizzare un sistema di utilizzo da spendere nell’immediato.

La proposta

la nuova amministrazione propone:

Ritiro della delibera discriminatoria sull’accesso alle graduatorie erp del comune e nuovi criteri  per i punteggi di accesso  in base al reddito,  alla situazione socio-economica dei nuclei familiari, alla presenza di handicap nel nucleo familiare, alla mono genitorialità, alla emergenza verificata dai competenti uffici comunali.

Ritiro della delibera di vendita delle case pubbliche approvata nel gennaio 2016 che mette in vendita 679 alloggi: ritorno nell’immediata disponibilità delle graduatorie e delle emergenze abitative.

Mappatura di tutti gli alloggi chiusi per motivi di inagibilità, e creazione di conseguenti bandi di assegnazione in autorecupero a favore di singoli e /o associazioni – cooperative.

Mappatura di tutti gli alloggi inutilizzati  presenti in città, appartenenti ad enti pubblici o para pubblici (vedi inps di padova, poste italiane), per creare accordi con i gestori che vedano, a fronte di una riduzione della tassazione (IMU), la possibilità di essere affittati a chi è in emergenza abitativa a canoni “sociali”

Riservare ogni anno a categorie sociali svantaggiate (precari, disoccupati ex carcerati, separati privati della casa “coniugale”, mamme single etc) una percentuale di alloggi, precedendo uno specifico progetto di accompagnamento sociale, quando necessario.

Creare un tavolo di lavoro permanente con i sindacati degli inquilini, con i sindacati degli studenti e dei proprietari e con tutte le realtà associative e comitati che rivendicano il diritto all’abitare, per riportare il tema del diritto alla casa a tema centrale del comune, e per praticare in modo partecipato, percorsi condivisi per affrontare in maniera concreta la politica “sfratti zero” a Padova.

Prevedere anche per i proprietari, politiche di riduzione della tassazione, a fronte di riduzione dei canoni d’affitto

Il Tema: Ufficio Affidi

In maniera sempre maggiore l’affido viene utilizzato in fase di urgenza e non come progetto.

L’elevato numero di casi da seguire e la scarsità di personale porta a non gestire situazioni di fragilità che arrivano ad acutizzarsi fino a diventare emergenziali

Altresì con minori stranieri ed italiani l’affido è utilizzato come modo di risparmiare al posto della comunità anche con adolescenti mettendo a dura prova le famiglie affidatarie.

Bisogni abitativi di mamme con minori diventano spesso casi di affido per mancanza di strutture di accoglienza. Mancano Alloggi e reti di sostegno.

Il Comune di Padova non ha mai integrato al retta regionale per gli affidi.

Azzerati gli stanziamenti per le progettualità dell’Ufficio affidi nel 2015.

La proposta:

  • Fare rete con altre esperienze italiane ed internazionali – uscire dall’autoreferenzialità.
    Prendere parte al Coordinamento Nazionale Uffici Affidi per uno scambio di esperienze e soluzioni;
  • Prevedere un piano di integrazione delle rette per le famiglie affidatarie e al contempo aumentare la formazione per aumentare il supporto fornito al minore e alla famiglia di provenienza ove possibile.
  • Ripristinare ed aumentare gli stanziamenti per la promozione dell’affido e della cultura della solidarietà. Tessere rapporti con le Comunità straniere in modo che diventino risorsa per il territorio.
  • Interlacciare rapporti con le Case di Quartiere per risorse e reti di cittadinanza attiva, Istituire mediatori per entrare culturalmente nelle comunità.
  • Ripristinare psicologa dell’area Tutela Minori
  • Rivedere Spazio Neutro con operatore non solo osservante ma interagente nelle dinamiche famigliari in un’ottica di sviluppo delle competenze genitoriali.
  • Mettere al centro i progetti nei casi di affido.